All my life I wanted to look like Elizabeth Taylor. Now Elizabeth Taylor looks like me. (Divine)

Voglio un assistente sessuale per mio figlio disabile

Posted: giugno 5th, 2013 | Author: | Filed under: Documenti, Repressione, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , | No Comments »

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“Nessuno pensa che una persona disabile abbia bisogno di sesso. Ma se ci sono l’educatore, il fisioterapista o il logopedista, anche nella sessualità bisognerebbe sostenere il percorso di una persona affetta da handicap attraverso una persona formata per poterlo aiutare”. Patrizia è la madre di Giorgio, un ragazzo di 27 anni affetto dalla sindrome di Williams, una malattia rara che comporta un ritardo mentale. “Quando Giorgio aveva 21 anni – spiega ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – l’ho scoperto di notte che si toccava, ma so neanche se si tocca bene. Non posso chiederglielo come mamma, né può la sorella. Ho pensato di trovare anche qualche prostituta. So che sembra assurdo, ma la questione – continua – bisogna pure risolverla. Mi emoziona il pensiero di far avere a Giorgio il contatto fisico con una persona dell’altro sesso, ma allo stesso tempo mi spaventa anche l’idea di pagare una persona per avere un contatto sessuale”. Per questo Patrizia si dice d’accordo con la creazione anche in Italia della figura dell’assistente sessuale per disabili, al centro della proposta di legge di cui è promotore Max Ulivieri (www.assistenzasessuale.it). In Italia – conclude Patrizia – abbiamo ancora il concetto che una persona disabile non è persona. Non abbiamo il rispetto di pensare che prima della disabilità ci sia la persona, che va rispettata in tutti i suoi bisogni”  di Andrea PostiglioneIl Fatto Quotidiano


Film a tematica GLBTQ dall’ultimo film festival Cinemarges

Posted: aprile 22nd, 2013 | Author: | Filed under: Film & Tv | Tags: , , , | 2 Comments »

All’ultimo film festival GLBTQ Cinemarges di Bordeaux sono stati proiettati numerosi film e cortometraggi. Di seguito quelli che mi sono piaciuti di più. Alcuni di questi film saranno nelle prossime settimane in programma nei vari festival GLBTQ italiani (ricordatevi dal 2 al 5 maggio a Bologna il festival di cinema trans Divergenti, assolutamente imperdibile!)

Romeos – tematica trans (FtM), ambientato in germania a suo modo carino
http://cinemarges.net/festival/?p=1202

Joven y alocada – teen movie con sfumature lesbiche. Divertente e leggero
http://cinemarges.net/festival/?p=1210

Vito – documentario sulla vita di Vito, un noto attivista gay USA (alla Milk per intenderci)
http://cinemarges.net/festival/?p=1165

THE CELLULOID CLOSET – molto interessante, tratto da un libro di Vito. Il cinema holliwoodiano e i gay nascosti nei film
http://cinemarges.net/festival/?p=1172

Pariah – lesbico, offre uno spaccato sulla vita negli USA
http://cinemarges.net/festival/?p=1206

PÊCHE, MON PETIT PONEY – mediometraggio gay, il regista analizzando il proprio essere gay, gli stereotipi di genere e l’educazione dei bambini attraverso un giocattolo un po’ strano che aveva ricevuto da bambino (Pesca, un mio mini pony) – molto divertente e ben fatto
http://cinemarges.net/festival/?p=1218

No Gravity – documentario molto particolare, a suo modo unico nel genere, sulle donne e l’industria dello spazio. Da vedere se non altro perchè non ho mai visto nulla su un tema simile, è un po’ lento.
http://cinemarges.net/festival/?p=1198

Lust in the dust – Divine, cowboy e una mappa del tesoro, che altro dire? Divino!
http://cinemarges.net/festival/?p=1568

FLAMINGO PRIDE – cortometraggio molto carino, decisamente tedesco!
http://cinemarges.net/festival/?p=1438

CE N’EST PAS UN FILM DE COW-BOY – due coppie di adolescenti si trovano nei bagni di scuola e commentano (a modo loro) un film visto in tv la sera prima: Brokeback mountain. Molto divertente e decisamente ben fatto
http://cinemarges.net/festival/?p=1438

PAULINE – cortometraggio a tema lesbico, senza stereotipi e con personaggio ben costruiti
http://cinemarges.net/festival/?p=1438

LA GREVE DES VENTRES – gravidanza, bisessualità e lesbismo – approccio originale (in un mondo in cui fare figli è considerato uno scandalo e socialmente riprovevole due ragazze e un ragazzo  hanno un figlio)
http://cinemarges.net/festival/?p=1438

TABOULE – molto spagnolo, divertissimo e tenero, a tema gay. Due uomini e i loro codici segreti
http://cinemarges.net/festival/?p=1438

PARIS IS BURNING – voguing e comunità gay, trans e drag afroamericana e latina ad Harlem. Assolutamente imperdibile
http://cinemarges.net/festival/?p=1193


Jean Genet – Un Chant d’Amour

Posted: gennaio 24th, 2013 | Author: | Filed under: Film & Tv, Piccole gioie, Repressione | Tags: , | No Comments »

Una delle opere più belle di Jean Genet finalmente in versione integrale.

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Sono una porno star e se mi molesti ti tirero’ un pugni nei coglioni

Posted: dicembre 19th, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Repressione, Spizzichi e bocconi | No Comments »

Una riflessione e le esperienze di Stoya (porno star molto nota sulla scena internazionale) con le molestie.

I can actually remember every time a person at a convention or trade show has touched me inappropriately. My first year at the Venus Fair in Berlin there was a man who shoved two of his fingers into my panty-covered vagina. It was really fast, like he was standing there one second and the next I was trying to figure out how the gusset of my underwear had ended up *in* my vulva. There was a man in Texas who rather violently squeezed my ass while we were taking a picture and then laughed at how I’d “squealed like a piglet”. Seriously. I’m kind of disappointed by how much of a stereotype he was. At AVN this year, a guy grabbed my forearm while I was walking from the elevators to Digital Playground’s booth. He let go when I punched him in the testicle area. There’s an average of three people per convention who try the more subtle approach of sliding their hand a *bit* too far down my back when I stand next to them for a photo. Every single one of them apologizes when I gently put their hand back where it belongs and ask them to remember that I am not a blow up doll. 

The above paragraph is absolutely nothing, NOTHING, compared to what it’s like to be a girl or woman walking around in public in broad daylight. With dirty hair up in a ponytail or bun, no makeup, and baggy clothing on. With headphones in, sitting in a coffee shop or on the subway with your nose in a book, or talking on the phone. 

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Cold Star – la piscina

Posted: dicembre 18th, 2012 | Author: | Filed under: Film & Tv, Piccole gioie, Spizzichi e bocconi | No Comments »
www.kaistaenicke.com

A boy experiences new desires while watching a man at an indoor swimming pool. Forced up the diving platform by a rowdy gang, he receives unexpected help.

Cold Star is a mixture of short and music video. A hybrid, that connects the emotions of a short with beats and lyrics of music. The film is an appeal for acceptance of your own and others sexual identity.

For more information and updates check: www.facebook.com/coldstar1

Contact & Distribution:
cold.star@gmx.de

Title: Cold Star

Director: Kai Stänicke

D.o.P.: Thomas Schneider

Runtime: 07 min 03 sec

Genre: Fiction / Music Film

Language: No dialogue

Date of completion: May 2011

Country of origin: Germany

Color / BW: Color

Aspect Ratios: 1.78 (16×9 Video)

Sound: Dolby Stereo

Music: COLD STAR by Din [A] Tod
published by Out of Line Music

Updates: www.facebook.com/coldstar1


Prostituzione e clienti innamorati

Posted: dicembre 3rd, 2012 | Author: | Filed under: Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , | No Comments »

La lettera di una lavoratrice sessuale a Tits and Sass e le risposte di alcune sex worker su come gestire la relazione professionale con un cliente innamorato. Vi siete mai trovat* in situazioni simili (come sex worker o come clienti)? Che risposta avreste dato alla lettera?

Dear Tits & Sass: Overly Attached Client Edition
by suzyhooker on October 16, 2012

Dear Tits and Sass,
Last February, I met Phil off a sugar dating site. He was extremely effusive in quasi-personal affection towards me during our first meeting, to the point that I realized he was an attachment risk and considered not seeing him again. (He’d had a recent and extremely nasty divorce.) But I agreed to a monthly arrangement of x dollars/month for indefinite weekly meetings and saw him three times total. In addition to sex, he wanted an intellectual relationship.

Between our meetings, Phil frequently wrote me vaguely romantic emails, with very familiar addresses and conclusions (things like “dear love,” etc.). I am married and he knew that. Eventually he was sending me such intense emails that I concluded he actually thought he had fallen for me. The last piece of evidence for me that things had gone too far was when I went over to his house and found a picture of myself on his mantel: He had learned my real name from a careless mistake I made, found my Facebook, and got the picture from there.

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Piccolo manuale per un fisting felice

Posted: novembre 25th, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Piccole gioie, Sesso Sicuro, Spizzichi e bocconi | No Comments »
Fisting

mini how-to per un fisting felice

(… una carezza in un pugno)

via: GuerrillaGirlz via LeRagazzeDelPorno

Consigli per la saluta de* sex worker

Posted: novembre 24th, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Sesso Sicuro | Tags: , , , , , , , | No Comments »
Nella rubrica Ask a Pro di Tits And Sass Sarah Elspeth Patterson del Persist Health Project di New York suggerisce alcuni accorgimenti per mantenersi in buona salute lavorando come sex worker

Ask A Pro: Immunity Boosters
by Sarah Patterson on October 11, 2012

Ask A Pro is a our column focusing on work and health, intended to share straightforward information about what you can do to keep yourself as safe as possible while on the job. Questions will be answered by sexual health expert Sarah Patterson, M.Ed. (See full bio below.) Questions you’d like to have answered can be sent to our info (at) titsandsass address. Full anonymity is guaranteed. 


Dear Ask A Pro,
My question is: what are the best ways to avoid getting sick when working? I find that when I am seeing multiple clients in a night it is emotionally and physically exhausting and I seem to be more susceptible to picking up colds or the flu. I’m sure this is a combination of a lowered immune system from the stress and pace of working mixed with swapping fluids and germs with unknown men.
Thanks,
Juliet

Dear Juliet,
Great question! You are correct in thinking that stress and exposure to infection can increase your chances of getting sick, but there are many things that can be done to deal with both stress and boosting your immune system. Read the rest of this entry »


Assistenza sessuale, un racconto in prima persona

Posted: novembre 23rd, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , , , | No Comments »

Un’intervista realizzata da  pubblicata il 20 novembre 2012 su Il Fatto Quotidiano su assistenza sessuale, disabilità, affettività e sessualità

Oggi voglio farvi leggere un’intervista che ho realizzato. Un’intervista molto particolare. Ci sono vari modi di leggere una storia. La puoi leggere accompagnato dal proprio “io”, dalle proprie idee e convinzioni. Oppure completamente “vuoti”, lasciandosi riempire dalle parole dei protagonisti. La puoi leggere pensando alle proprie esigenze, oppure entrando in empatia con i protagonisti. Questo starà a voi deciderlo. Mi limito a riportare questa storia che mi è stata raccontata, scritta, con grande trasporto e sincerità.
Per chi crede che la “figura” dell’assistenza sessuale possa essere una scelta anche per il nostro Paese, c’è una petizione da firmare: “assistenza sessuale”. E’ una scelta  
Quando nasce il tuo interesse nei confronti dell’assistenza sessuale?
Due anni fa. Avevo da poco letto un libro, non riesco a ricordare il titolo. Era una raccolta di racconti molto particolari, ognuno era dedicato alla storia di una persona che, pur affetta da disabilità grave, aveva trovato il proprio posto nel mondo, riuscendo non solo a superare le normali sfide della vita che attendono ciascuno di noi, ma a realizzare qualcosa di straordinario. Una storia in particolare iniziò a trasformare la mia percezione della realtà, perché aveva davvero il potenziale di spingermi a riflettere, certo, ma anche ad agire.
Fulvio Frisone, poeta, pittore, ma soprattutto, uno dei più grandi fisici italiani. Affetto, a causa di un errore medico al momento della nascita, da tetraparesi spastica. Nascere e crescere con gli arti, ma non poterli usare. Quello che mi colpì profondamente, nel venire a conoscenza della sua storia, fu il ruolo che ebbe la madre nella sua crescita. A un certo punto, semplicemente, si rese conto che proprio figlio rischiava di impazzire. Il bisogno di espressione sessuale, che era precluso anche autonomamente, non gli lasciava un attimo di tregua, e neanche a lei. Non era come imboccarlo, o aiutarlo ad andare al bagno, accudirlo come un bambino nei bisogni primari. Questa era una cosa completamente diversa, moralmente imbarazzante, per taluni riprovevole. Che fare? Cercare qualcuno che lo aiutasse, fu la risposta che si diede e lottò ferocemente, come solo una madre coraggiosa sa fare, per trovare le persone giuste.
Fu lì che iniziai a riflettere in termini di assistenza sessuale. Ovvio che prima non mi fossi mai posta il problema, non è argomento di cui parlano i media, non era un dramma che avesse sfiorato me o la mia famiglia, quello della disabilità, fisica o mentale che fosse. Ho iniziato a chiedermi che cosa si potrebbe provare a essere lucidi, coscienti, dentro un corpo che è in parte o del tutto inutilizzabile autonomamente. Io che avrei fatto? Non lo so, non è qualcosa su cui si può congetturare. Tuttavia, sapevo che cosa mi sarei potuta augurare: di essere aiutata con amore a esprimere tutti i miei bisogni: del corpo, della mente, dell’anima. D’altra parte, trovarsi improvvisamente dentro un corpo che non risponde più può succedere a chiunque, se è destinato a passare per quell’esperienza. Non volevo vivere nella paura che succedesse a me, ma nemmeno vivere nell’indifferenza a questa nuova, improvvisa consapevolezza. Non sapevo come agire, però. Così, confidando nel destino, aspettai un segno.
Il destino decise di aiutarti? Come?
Sì. Il segno arrivò di lì a poco. Lo riconobbi nel momento in cui una comune passione mise sulla mia strada un ragazzo intelligente, brillante, affetto all’incirca dalla stessa patologia di cui avevo letto, senza essermici mai ancora imbattuta.
A quel punto, che cosa decidesti di fare?
Gli domandai come affrontasse nella sua vita il problema della sessualità. Sì, problema, poiché la sua disabilità gli impediva i gesti più elementari. Seppure concepissi la difficoltà nel trovare una partner adeguata, mi riusciva impossibile immaginare una persona che non potesse alleviare autonomamente quel tipo di tensione nel corpo. Mi raccontò di come la prostituzione fosse una realtà cui suo malgrado era stato costretto a ricorrere, di tanto in tanto. Ma che gli era insopportabile la mancanza di empatia, di dolcezza, d’intimità. Le ragazze con cui era stato non erano preparate a confrontarsi con un disabile, non riuscivano a nascondere il disagio e questo lo feriva al punto tale da aver rinunciato a questo tipo d’incontri, pur continuando a soffrire molto per la tensione che accumulava senza possibilità di alleggerirla.
Ti sei offerta di aiutarlo?
Mi sono offerta di aiutarlo. Non me ne sono mai pentita, anche se allora non seppi gestire bene la situazione, non ero pronta a confrontarmi con le implicazioni collaterali, soprattutto emotive, di questo tipo di assistenza. Sapevo di essere la persona adatta, la mia capacità di empatizzare immediatamente, la mia disinvoltura sessuale che mi porta a non avere preconcetti di alcun tipo, la mia naturale inclinazione a prendermi cura di qualunque tipo di corpo attraverso il massaggio, erano tutte doti che non avevo ancora perfettamente focalizzato né messo alla prova, ma sapevo essere quelle adatte per approcciarmi a questa realtà.
Che cosa andò storto, allora?
Molto semplicemente, non ho saputo porre regole e condizioni, perché io stessa ancora non le conoscevo. Non mi sono saputa far rispettare e alla fine, nonostante abbia elargito ben più di quanto, farei adesso, nonostante non mi sia fatta pagare, lui mi ha lasciato addosso una persistente sensazione di disagio: non solo non aveva apprezzato come credevo, ma non è riuscito ad astenersi dal giudizio morale, una volta eliminata la tensione, diciamo così. Come se offrirsi di fare qualcosa del genere, terminata l’oggettiva utilità del tuo servizio, ti releghi in una categoria di “persone indegne”, persino agli occhi di chi ha accettato il tuo aiuto.
Torniamo per un momento a oggi. Hai continuato a offrire assistenza sessuale oppure quell’esperienza ti ha segnato negativamente?
Quell’esperienza mi ha segnato, ma solo per offrirmi un parametro di cosa va inteso per assistenza sessuale. Per quasi due anni non mi sono più imbattuta in questa tematica, né l’ho cercata. Semplicemente, sapevo che se si fosse nuovamente presentata l’occasione, avrei affrontato le cose in modo diverso. Ogni persona porta con sé la propria storia, sofferenza, le proprie sfide. E ogni volta è come ricominciare da capo, ma le regole di base, quelle valgono per tutti. Gli accordi preliminari, innanzitutto. Chi richiede l’assistenza va istruito: non ci saranno penetrazioni, baci, scambi di fluidi, sono io a guidare la partita. Non tutti quelli che chiedono sono accettati, bisogna selezionare al massimo, assicurarsi di non imbattersi in una patologia a rischio, bisogna mantenere il distacco sufficiente a non diventare il fulcro dell’esistenza di chi non riesce a trovare, a causa della sua disabilità, una dimensione affettiva e sessuale. Assicurarsi che ogni sì e ogni no che si decide di dire siano motivati ampiamente e pazientemente (non scordiamo che la maggior parte di queste persone non ha esperienza relazionale con l’altro sesso o la ha minima) e che si mantenga il giusto equilibrio tra dolcezza e severità, insomma. Impresa non da poco. Dovrebbero fare dei corsi appositi.
C’è qualcosa che puoi dirci su come si è svolta la tua ultima assistenza?
Ti parlo di N. Lui mi ha piacevolmente sorpreso. È un uomo colto, intelligente, deciso. Ha provato a dettare le sue condizioni, non c’è riuscito ed ha accettato le mie. A quel punto sì che mi ha messo in condizioni di aiutarlo. Ci ha messo un po’ ad accettare l’assistenza nei termini in cui gliela proponevo, avendo alle spalle una continuativa, seppure insoddisfacente, esperienza di sesso a pagamento con prostitute, per quanto di buon livello, diciamo così. Più volte ha tentennato, incerto se incontrarmi valesse la spesa, dopo tutte le limitazioni che ponevo. D’altra parte, nell’immaginario collettivo, le brave ragazze non accettano soldi per dispensare attenzioni sessuali. Se invece lo fanno, viene da sé che debbano dare un pezzo del loro corpo in cambio, un tanto al buco. Pare funzioni così. Ho deciso di cambiare questa regola odiosa e lui mi ha aiutato, come io con dolcezza l’ho assistito in quel suo opprimente bisogno di alleggerire la tensione sessuale nel corpo. L’assistenza non è assistenzialismo, questo cerco di trasmettere. Una persona che non è autonoma nel corpo ha bisogno di aiuto, mi pare ovvio. Ma l’aiuto non deve diventare una prigione costruita intorno. D’altra parte, l’aiuto che offro, sebbene a pagamento, non deve diventare la mia, di prigione. Non voglio piagnistei, non voglio pretese. Niente tentativi di colpevolizzazione perché non m’innamorerò, perché prendo soldi, perché in cambio dei soldi non faccio come vuole chi paga, ma faccio ciò che so fare nel modo in cui stabilisco io. Qualcuno si sogna forse di pretendere che un’assistente personale debba innamorarsi della persona che assiste? O che lo faccia gratis? Che dire di una terapeuta?
Per chi crede che la “figura” dell’assistenza sessuale possa essere una scelta anche per il nostro Paese, c’è una petizione da firmare: “assistenza sessuale”. E’ una scelta  


Passing all’Italiana

Posted: novembre 22nd, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Piccole gioie, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Dalle colonne di Corriere.it una testimonianza di passing (o impersonificazione – se qualcuno conosce un termine in italiano piu’ adatto me lo faccia sapere) contemporaneo in Italia. Sul tema si veda anche Passing. Dissolvere le identità, superare le differenze – Anna Camaiti Hostert – Meltemi 2006 (clicca qui per leggerne un estratto)

Ruba l’identità al fratello e si finge uomo per dodici anni, scoperta dopo una lite 
Nessuno sapeva del suo sesso. Anche sul posto di lavoro era conosciuta come un ottimo operaio 

MILANO – E’ una donna. Ma per dodici anni è riuscita a far credere a tutti che fosse un uomo. Senza che nessuno avesse il benché minimo sospetto che lui fosse in realtà una lei. Neppure sul posto di lavoro, dove era conosciuta come un ottimo operaio.
LA NUOVA IDENTITA’ – Prima di decidersi a denunciarla per usurpazione di identità i carabinieri di Lissone, perplessi, hanno cercato una prova certa: una carta di identità falsa, scoperta in un cassetto al termine di una perquisizione, sulla quale aveva appiccicato la sua foto. Ma sotto c’erano scritti i dati anagrafici del fratello, che vive in Puglia e che non si era mai accorto di nulla. Trentotto anni, di Lissone, nel lontano 2000, a 26 anni, la donna decide di cambiare vita, rubando l’identità al fratello di poco più giovane. Un taglio netto col passato, che fa pensare a una novella di Pirandello. Sì, perché il taglio col passato è così netto che la 38enne cambia addirittura sesso: e da donna che era, decide di diventare un uomo. Una nuova identità che le risulta facile da interpretare: con quei tratti somatici, la voce mascolina, il fisico asciutto e i capelli corti, per anni è riuscita a ingannare tutti. Ma proprio tutti. I vicini di casa, gli amici, i colleghi di lavoro: nessuno aveva mai avuto il dubbio che quell’uomo potesse essere una donna. Qualche anno fa – mostrando generalità maschili – aveva superato un colloquio di lavoro in un’azienda. Ed era stata assunta. Mansione: operaio. 
LA LITE – La scoperta che in realtà la 38enne aveva ingannato tutti è avvenuta per una banale lite: una lite con un collega, finita con una denuncia ai carabinieri. I militari vanno a cercare il fratello, che però vive in Puglia e dice che non c’entra niente. A Lissone, lui non ci aveva mai messo piede. I carabinieri allora vogliono vederci chiaro. Si mettono a indagare, e scoprono che quell’uomo era in realtà una donna. 
Marco Mologni – Corriere.it 20 novembre 2012