All my life I wanted to look like Elizabeth Taylor. Now Elizabeth Taylor looks like me. (Divine)

Voglio un assistente sessuale per mio figlio disabile

Posted: giugno 5th, 2013 | Author: | Filed under: Documenti, Repressione, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , | No Comments »

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“Nessuno pensa che una persona disabile abbia bisogno di sesso. Ma se ci sono l’educatore, il fisioterapista o il logopedista, anche nella sessualità bisognerebbe sostenere il percorso di una persona affetta da handicap attraverso una persona formata per poterlo aiutare”. Patrizia è la madre di Giorgio, un ragazzo di 27 anni affetto dalla sindrome di Williams, una malattia rara che comporta un ritardo mentale. “Quando Giorgio aveva 21 anni – spiega ai microfoni de ilfattoquotidiano.it – l’ho scoperto di notte che si toccava, ma so neanche se si tocca bene. Non posso chiederglielo come mamma, né può la sorella. Ho pensato di trovare anche qualche prostituta. So che sembra assurdo, ma la questione – continua – bisogna pure risolverla. Mi emoziona il pensiero di far avere a Giorgio il contatto fisico con una persona dell’altro sesso, ma allo stesso tempo mi spaventa anche l’idea di pagare una persona per avere un contatto sessuale”. Per questo Patrizia si dice d’accordo con la creazione anche in Italia della figura dell’assistente sessuale per disabili, al centro della proposta di legge di cui è promotore Max Ulivieri (www.assistenzasessuale.it). In Italia – conclude Patrizia – abbiamo ancora il concetto che una persona disabile non è persona. Non abbiamo il rispetto di pensare che prima della disabilità ci sia la persona, che va rispettata in tutti i suoi bisogni”  di Andrea PostiglioneIl Fatto Quotidiano


Sono una porno star e se mi molesti ti tirero’ un pugni nei coglioni

Posted: dicembre 19th, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Repressione, Spizzichi e bocconi | No Comments »

Una riflessione e le esperienze di Stoya (porno star molto nota sulla scena internazionale) con le molestie.

I can actually remember every time a person at a convention or trade show has touched me inappropriately. My first year at the Venus Fair in Berlin there was a man who shoved two of his fingers into my panty-covered vagina. It was really fast, like he was standing there one second and the next I was trying to figure out how the gusset of my underwear had ended up *in* my vulva. There was a man in Texas who rather violently squeezed my ass while we were taking a picture and then laughed at how I’d “squealed like a piglet”. Seriously. I’m kind of disappointed by how much of a stereotype he was. At AVN this year, a guy grabbed my forearm while I was walking from the elevators to Digital Playground’s booth. He let go when I punched him in the testicle area. There’s an average of three people per convention who try the more subtle approach of sliding their hand a *bit* too far down my back when I stand next to them for a photo. Every single one of them apologizes when I gently put their hand back where it belongs and ask them to remember that I am not a blow up doll. 

The above paragraph is absolutely nothing, NOTHING, compared to what it’s like to be a girl or woman walking around in public in broad daylight. With dirty hair up in a ponytail or bun, no makeup, and baggy clothing on. With headphones in, sitting in a coffee shop or on the subway with your nose in a book, or talking on the phone. 

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Cold Star – la piscina

Posted: dicembre 18th, 2012 | Author: | Filed under: Film & Tv, Piccole gioie, Spizzichi e bocconi | No Comments »
www.kaistaenicke.com

A boy experiences new desires while watching a man at an indoor swimming pool. Forced up the diving platform by a rowdy gang, he receives unexpected help.

Cold Star is a mixture of short and music video. A hybrid, that connects the emotions of a short with beats and lyrics of music. The film is an appeal for acceptance of your own and others sexual identity.

For more information and updates check: www.facebook.com/coldstar1

Contact & Distribution:
cold.star@gmx.de

Title: Cold Star

Director: Kai Stänicke

D.o.P.: Thomas Schneider

Runtime: 07 min 03 sec

Genre: Fiction / Music Film

Language: No dialogue

Date of completion: May 2011

Country of origin: Germany

Color / BW: Color

Aspect Ratios: 1.78 (16×9 Video)

Sound: Dolby Stereo

Music: COLD STAR by Din [A] Tod
published by Out of Line Music

Updates: www.facebook.com/coldstar1


Prostituzione e clienti innamorati

Posted: dicembre 3rd, 2012 | Author: | Filed under: Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , | No Comments »

La lettera di una lavoratrice sessuale a Tits and Sass e le risposte di alcune sex worker su come gestire la relazione professionale con un cliente innamorato. Vi siete mai trovat* in situazioni simili (come sex worker o come clienti)? Che risposta avreste dato alla lettera?

Dear Tits & Sass: Overly Attached Client Edition
by suzyhooker on October 16, 2012

Dear Tits and Sass,
Last February, I met Phil off a sugar dating site. He was extremely effusive in quasi-personal affection towards me during our first meeting, to the point that I realized he was an attachment risk and considered not seeing him again. (He’d had a recent and extremely nasty divorce.) But I agreed to a monthly arrangement of x dollars/month for indefinite weekly meetings and saw him three times total. In addition to sex, he wanted an intellectual relationship.

Between our meetings, Phil frequently wrote me vaguely romantic emails, with very familiar addresses and conclusions (things like “dear love,” etc.). I am married and he knew that. Eventually he was sending me such intense emails that I concluded he actually thought he had fallen for me. The last piece of evidence for me that things had gone too far was when I went over to his house and found a picture of myself on his mantel: He had learned my real name from a careless mistake I made, found my Facebook, and got the picture from there.

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Piccolo manuale per un fisting felice

Posted: novembre 25th, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Piccole gioie, Sesso Sicuro, Spizzichi e bocconi | No Comments »
Fisting

mini how-to per un fisting felice

(… una carezza in un pugno)

via: GuerrillaGirlz via LeRagazzeDelPorno

Assistenza sessuale, un racconto in prima persona

Posted: novembre 23rd, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , , , | No Comments »

Un’intervista realizzata da  pubblicata il 20 novembre 2012 su Il Fatto Quotidiano su assistenza sessuale, disabilità, affettività e sessualità

Oggi voglio farvi leggere un’intervista che ho realizzato. Un’intervista molto particolare. Ci sono vari modi di leggere una storia. La puoi leggere accompagnato dal proprio “io”, dalle proprie idee e convinzioni. Oppure completamente “vuoti”, lasciandosi riempire dalle parole dei protagonisti. La puoi leggere pensando alle proprie esigenze, oppure entrando in empatia con i protagonisti. Questo starà a voi deciderlo. Mi limito a riportare questa storia che mi è stata raccontata, scritta, con grande trasporto e sincerità.
Per chi crede che la “figura” dell’assistenza sessuale possa essere una scelta anche per il nostro Paese, c’è una petizione da firmare: “assistenza sessuale”. E’ una scelta  
Quando nasce il tuo interesse nei confronti dell’assistenza sessuale?
Due anni fa. Avevo da poco letto un libro, non riesco a ricordare il titolo. Era una raccolta di racconti molto particolari, ognuno era dedicato alla storia di una persona che, pur affetta da disabilità grave, aveva trovato il proprio posto nel mondo, riuscendo non solo a superare le normali sfide della vita che attendono ciascuno di noi, ma a realizzare qualcosa di straordinario. Una storia in particolare iniziò a trasformare la mia percezione della realtà, perché aveva davvero il potenziale di spingermi a riflettere, certo, ma anche ad agire.
Fulvio Frisone, poeta, pittore, ma soprattutto, uno dei più grandi fisici italiani. Affetto, a causa di un errore medico al momento della nascita, da tetraparesi spastica. Nascere e crescere con gli arti, ma non poterli usare. Quello che mi colpì profondamente, nel venire a conoscenza della sua storia, fu il ruolo che ebbe la madre nella sua crescita. A un certo punto, semplicemente, si rese conto che proprio figlio rischiava di impazzire. Il bisogno di espressione sessuale, che era precluso anche autonomamente, non gli lasciava un attimo di tregua, e neanche a lei. Non era come imboccarlo, o aiutarlo ad andare al bagno, accudirlo come un bambino nei bisogni primari. Questa era una cosa completamente diversa, moralmente imbarazzante, per taluni riprovevole. Che fare? Cercare qualcuno che lo aiutasse, fu la risposta che si diede e lottò ferocemente, come solo una madre coraggiosa sa fare, per trovare le persone giuste.
Fu lì che iniziai a riflettere in termini di assistenza sessuale. Ovvio che prima non mi fossi mai posta il problema, non è argomento di cui parlano i media, non era un dramma che avesse sfiorato me o la mia famiglia, quello della disabilità, fisica o mentale che fosse. Ho iniziato a chiedermi che cosa si potrebbe provare a essere lucidi, coscienti, dentro un corpo che è in parte o del tutto inutilizzabile autonomamente. Io che avrei fatto? Non lo so, non è qualcosa su cui si può congetturare. Tuttavia, sapevo che cosa mi sarei potuta augurare: di essere aiutata con amore a esprimere tutti i miei bisogni: del corpo, della mente, dell’anima. D’altra parte, trovarsi improvvisamente dentro un corpo che non risponde più può succedere a chiunque, se è destinato a passare per quell’esperienza. Non volevo vivere nella paura che succedesse a me, ma nemmeno vivere nell’indifferenza a questa nuova, improvvisa consapevolezza. Non sapevo come agire, però. Così, confidando nel destino, aspettai un segno.
Il destino decise di aiutarti? Come?
Sì. Il segno arrivò di lì a poco. Lo riconobbi nel momento in cui una comune passione mise sulla mia strada un ragazzo intelligente, brillante, affetto all’incirca dalla stessa patologia di cui avevo letto, senza essermici mai ancora imbattuta.
A quel punto, che cosa decidesti di fare?
Gli domandai come affrontasse nella sua vita il problema della sessualità. Sì, problema, poiché la sua disabilità gli impediva i gesti più elementari. Seppure concepissi la difficoltà nel trovare una partner adeguata, mi riusciva impossibile immaginare una persona che non potesse alleviare autonomamente quel tipo di tensione nel corpo. Mi raccontò di come la prostituzione fosse una realtà cui suo malgrado era stato costretto a ricorrere, di tanto in tanto. Ma che gli era insopportabile la mancanza di empatia, di dolcezza, d’intimità. Le ragazze con cui era stato non erano preparate a confrontarsi con un disabile, non riuscivano a nascondere il disagio e questo lo feriva al punto tale da aver rinunciato a questo tipo d’incontri, pur continuando a soffrire molto per la tensione che accumulava senza possibilità di alleggerirla.
Ti sei offerta di aiutarlo?
Mi sono offerta di aiutarlo. Non me ne sono mai pentita, anche se allora non seppi gestire bene la situazione, non ero pronta a confrontarmi con le implicazioni collaterali, soprattutto emotive, di questo tipo di assistenza. Sapevo di essere la persona adatta, la mia capacità di empatizzare immediatamente, la mia disinvoltura sessuale che mi porta a non avere preconcetti di alcun tipo, la mia naturale inclinazione a prendermi cura di qualunque tipo di corpo attraverso il massaggio, erano tutte doti che non avevo ancora perfettamente focalizzato né messo alla prova, ma sapevo essere quelle adatte per approcciarmi a questa realtà.
Che cosa andò storto, allora?
Molto semplicemente, non ho saputo porre regole e condizioni, perché io stessa ancora non le conoscevo. Non mi sono saputa far rispettare e alla fine, nonostante abbia elargito ben più di quanto, farei adesso, nonostante non mi sia fatta pagare, lui mi ha lasciato addosso una persistente sensazione di disagio: non solo non aveva apprezzato come credevo, ma non è riuscito ad astenersi dal giudizio morale, una volta eliminata la tensione, diciamo così. Come se offrirsi di fare qualcosa del genere, terminata l’oggettiva utilità del tuo servizio, ti releghi in una categoria di “persone indegne”, persino agli occhi di chi ha accettato il tuo aiuto.
Torniamo per un momento a oggi. Hai continuato a offrire assistenza sessuale oppure quell’esperienza ti ha segnato negativamente?
Quell’esperienza mi ha segnato, ma solo per offrirmi un parametro di cosa va inteso per assistenza sessuale. Per quasi due anni non mi sono più imbattuta in questa tematica, né l’ho cercata. Semplicemente, sapevo che se si fosse nuovamente presentata l’occasione, avrei affrontato le cose in modo diverso. Ogni persona porta con sé la propria storia, sofferenza, le proprie sfide. E ogni volta è come ricominciare da capo, ma le regole di base, quelle valgono per tutti. Gli accordi preliminari, innanzitutto. Chi richiede l’assistenza va istruito: non ci saranno penetrazioni, baci, scambi di fluidi, sono io a guidare la partita. Non tutti quelli che chiedono sono accettati, bisogna selezionare al massimo, assicurarsi di non imbattersi in una patologia a rischio, bisogna mantenere il distacco sufficiente a non diventare il fulcro dell’esistenza di chi non riesce a trovare, a causa della sua disabilità, una dimensione affettiva e sessuale. Assicurarsi che ogni sì e ogni no che si decide di dire siano motivati ampiamente e pazientemente (non scordiamo che la maggior parte di queste persone non ha esperienza relazionale con l’altro sesso o la ha minima) e che si mantenga il giusto equilibrio tra dolcezza e severità, insomma. Impresa non da poco. Dovrebbero fare dei corsi appositi.
C’è qualcosa che puoi dirci su come si è svolta la tua ultima assistenza?
Ti parlo di N. Lui mi ha piacevolmente sorpreso. È un uomo colto, intelligente, deciso. Ha provato a dettare le sue condizioni, non c’è riuscito ed ha accettato le mie. A quel punto sì che mi ha messo in condizioni di aiutarlo. Ci ha messo un po’ ad accettare l’assistenza nei termini in cui gliela proponevo, avendo alle spalle una continuativa, seppure insoddisfacente, esperienza di sesso a pagamento con prostitute, per quanto di buon livello, diciamo così. Più volte ha tentennato, incerto se incontrarmi valesse la spesa, dopo tutte le limitazioni che ponevo. D’altra parte, nell’immaginario collettivo, le brave ragazze non accettano soldi per dispensare attenzioni sessuali. Se invece lo fanno, viene da sé che debbano dare un pezzo del loro corpo in cambio, un tanto al buco. Pare funzioni così. Ho deciso di cambiare questa regola odiosa e lui mi ha aiutato, come io con dolcezza l’ho assistito in quel suo opprimente bisogno di alleggerire la tensione sessuale nel corpo. L’assistenza non è assistenzialismo, questo cerco di trasmettere. Una persona che non è autonoma nel corpo ha bisogno di aiuto, mi pare ovvio. Ma l’aiuto non deve diventare una prigione costruita intorno. D’altra parte, l’aiuto che offro, sebbene a pagamento, non deve diventare la mia, di prigione. Non voglio piagnistei, non voglio pretese. Niente tentativi di colpevolizzazione perché non m’innamorerò, perché prendo soldi, perché in cambio dei soldi non faccio come vuole chi paga, ma faccio ciò che so fare nel modo in cui stabilisco io. Qualcuno si sogna forse di pretendere che un’assistente personale debba innamorarsi della persona che assiste? O che lo faccia gratis? Che dire di una terapeuta?
Per chi crede che la “figura” dell’assistenza sessuale possa essere una scelta anche per il nostro Paese, c’è una petizione da firmare: “assistenza sessuale”. E’ una scelta  


Passing all’Italiana

Posted: novembre 22nd, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Piccole gioie, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , , , , | No Comments »

Dalle colonne di Corriere.it una testimonianza di passing (o impersonificazione – se qualcuno conosce un termine in italiano piu’ adatto me lo faccia sapere) contemporaneo in Italia. Sul tema si veda anche Passing. Dissolvere le identità, superare le differenze – Anna Camaiti Hostert – Meltemi 2006 (clicca qui per leggerne un estratto)

Ruba l’identità al fratello e si finge uomo per dodici anni, scoperta dopo una lite 
Nessuno sapeva del suo sesso. Anche sul posto di lavoro era conosciuta come un ottimo operaio 

MILANO – E’ una donna. Ma per dodici anni è riuscita a far credere a tutti che fosse un uomo. Senza che nessuno avesse il benché minimo sospetto che lui fosse in realtà una lei. Neppure sul posto di lavoro, dove era conosciuta come un ottimo operaio.
LA NUOVA IDENTITA’ – Prima di decidersi a denunciarla per usurpazione di identità i carabinieri di Lissone, perplessi, hanno cercato una prova certa: una carta di identità falsa, scoperta in un cassetto al termine di una perquisizione, sulla quale aveva appiccicato la sua foto. Ma sotto c’erano scritti i dati anagrafici del fratello, che vive in Puglia e che non si era mai accorto di nulla. Trentotto anni, di Lissone, nel lontano 2000, a 26 anni, la donna decide di cambiare vita, rubando l’identità al fratello di poco più giovane. Un taglio netto col passato, che fa pensare a una novella di Pirandello. Sì, perché il taglio col passato è così netto che la 38enne cambia addirittura sesso: e da donna che era, decide di diventare un uomo. Una nuova identità che le risulta facile da interpretare: con quei tratti somatici, la voce mascolina, il fisico asciutto e i capelli corti, per anni è riuscita a ingannare tutti. Ma proprio tutti. I vicini di casa, gli amici, i colleghi di lavoro: nessuno aveva mai avuto il dubbio che quell’uomo potesse essere una donna. Qualche anno fa – mostrando generalità maschili – aveva superato un colloquio di lavoro in un’azienda. Ed era stata assunta. Mansione: operaio. 
LA LITE – La scoperta che in realtà la 38enne aveva ingannato tutti è avvenuta per una banale lite: una lite con un collega, finita con una denuncia ai carabinieri. I militari vanno a cercare il fratello, che però vive in Puglia e dice che non c’entra niente. A Lissone, lui non ci aveva mai messo piede. I carabinieri allora vogliono vederci chiaro. Si mettono a indagare, e scoprono che quell’uomo era in realtà una donna. 
Marco Mologni – Corriere.it 20 novembre 2012


It’s not just forced ultrasound: Abortion rights under assault

Posted: novembre 21st, 2012 | Author: | Filed under: Repressione, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , | No Comments »

Un articolo a firma Michelle Chen su Salon.com sulle leggi contro l’aborto negli USA e le conseguenze sulla vita e la salute delle donne

Last year, some 1,100 bills targeted reproductive rights — and 135 passed in 36 states. The cost? Women’s health 

Sunday, Oct 21, 2012 02:00 PM CEST

A young girl in a green tank top lies on the examination table in a stark exam room in a Houston clinic. Her pink toenails dangle below the sterile covering draped over her thighs. The doctor inserts a probe between her legs and the two watch a grainy blob blossom on a sonogram screen suspended below the room’s industrial fluorescent lights. He gives a state-mandated description of the fetus: almost exactly seven weeks, he says, “nice and early.” She is well within the time frame for an abortion pill, rather than surgery.
The doctor, an avuncular, silver-haired man who’s been providing abortions, in the words of one colleague, “pretty much since Roe v. Wade,” turns the screen toward her and traces the outline of her uterus and the embryo, while the girl looks on blankly. He plays the heartbeat, which rises from the machine in a loud, shrill electronic pulse. The ritual, which is repeated several times a day at this Planned Parenthood in Houston and in clinics across the state, is mandated by a new Texas law designed to intensify the experience of abortion — to impress upon a woman, with images and sounds, the sense that she’s about to terminate a living thing. Read the rest of this entry »


Il Museo Diffuso della Resistenza di Torino rischia di chiudere nel 2012

Posted: gennaio 3rd, 2012 | Author: | Filed under: Documenti, Film & Tv, Repressione, Spizzichi e bocconi | Tags: , , , , | No Comments »

 

In questi giorni burrascosi, (forse) finalmente qualcun* inizia a cogliere il terribile risultato del mortifero abbinamento tra politiche di governo scellerate, discriminatorie e profondamente xenofobe e l’atteggiamento tenuto negli ultimi anni da vari esponenti dei media – da quelli mainstream agli ‘opinionist* de noartri’ – che in nome di una non ben definita ”apertura mentale” hanno permesso che il fascismo tornasse non solo a mostrarsi (che in fondo ‘l’italiano vero’ un po’ fascista, perlomeno dentro di sé, non ha mai smesso di esserlo), ma a farlo senza alcuna vergogna… Quasi fosse possibile riabilitarsi dalle macchie nere sparse sulla storia italiana di pochi decenni fa in un batter di ciglia, ripulirsi rifacendosi semplicemente il maquillage quando, ad una lettura attenta (che ahimé sempre meno c’è stata), il nocciolo della questione rimane sempre lo stesso, quel cuore di pece che non ha mai smentito la sua vera essenza.

Di melassa ho letto in questi giorni polemici, e quanto è vero che ne è caduta tanta, copiosa, veicolata da parole ambigue e inesistenti prese di posizione. E certo che in fondo, se non si va dritto al cuore del problema, se si naviga nelle acque sicure del qualunquismo, del politically correct, insomma, se per farla breve non si affrontano di petto le questioni più scomode e cogenti, ma ci si fa imbrigliare da quell’impensabile quanto realissimo fascino del fascismo, può capitare di sentire qualcun* affermare: “ massì, in fondo sono solo ragazzi, un po’ estremisti – come tutti i ragazzi – ma hanno anche tante buone idee”.
Personalmente sono stanca di sentire parlare solo di loro, sentire quant* e quali si sono erett* in loro difesa, per garantire il diritto di tutt* ad esprimersi – quali tutt* però mi domando… dal momento che ai laici, agli omosessuali, ai resistenti viene spesso e volentieri tappata la bocca, nella beatitudine generale – dimenticandosi di una Costituzione che dichiara ancora oggi a chiare lettere che “È vietata la riorganizzazione, SOTTO QUALSIASI FORMA, del disciolto partito fascista”.

Come è evidente, anche io sto faticando a riportare il pensiero verso altri lidi, lidi dei quali si parla poco o nulla, ma che reputo assai più importanti e degni di nota. E’ dei giorni scorsi la notizia che il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, che ha sede  a Torino, rischia di chiudere nel 2012.
Perché nessuno alza la voce a difesa della Memoria che sta per essere ancora una volta cancellata?

Pezzetto dopo pezzetto, ma inesorabilmente, quanta Italia, dimentica e anche ingrata, ha senza rimorso alcuno permesso che il sacrificio dei partigiani, coloro che hanno lottato a prezzo della propria stessa vita per la libertà di tutt*, venisse man mano archiviato come “storia vecchia”?  Quanta ha permesso che il ‘giorno del Ricordo’ assurgesse a dignità posticcia proprio mentre il 25 aprile diventava semplicemente il giorno della gita fuoriporta?
Perché in questo Paese, nel quale i soldi per le “grandi opere” non mancano mai, e perché nello specifico in Piemonte, a Torino, dove grazie a Giunte di ‘sinistra’ gli euro sono sgorgati come da fonti miracolose per realizzare Siti Olimpici che pian piano si fanno cattedrali nel deserto e  allo stesso modo sarebbero generose allo scopo di realizzare tracciati di Treni ad Alta velocità di sicura inutilità e grandissimo danno, dicevamo, perché di colpo i fili della saccoccia vengono tirati per uno di quei luoghi speciali nei quali tutti, giovani e meno giovani, possono ancora sperimentare e dialogare con un passato da non dimenticare  per costruire un futuro migliore?
Il Museo della Resistenza è un posto difficile da spiegare a chi non lo ha mai visitato, e la sua particolarità risiede nel fatto che lì, all’interno delle sue sale, risuonano ancora gli allarmi che precedevano i bombardamenti della città, le registrazioni radiofoniche, le parole dei partigiani che rievocano le varie fasi del conflitto con l’ineguagliabile voce di chi l’ha vissuto… le speranze, la paura, le sconfitte e l’esplosione di gioia, la solidarietà, la forza.

Una forza invidiabile che nessuno di noi, qui e oggi, può dire di conoscere: ed è perciò bene andare, di quando in quando, ad ascoltare di nuovo quelle testimonianze, capaci di ridare il giusto valore alle cose della vita. Loro sono lì che ci aspettano.

Quello che il Museo offre è un’esperienza, visiva, uditiva e tattile incomparabile, un incontro – scontro con una realtà che appare lontana nel tempo e nello spazio ma che poi così distante non è, come gli avvenimenti attuali ci hanno dolorosamente mostrato.
Quasi a segnare la gravità di quello che sta capitando, proprio in queste ore, è giunta la notizia della morte dell’ennesimo Partigiano, Lino.

Lino, nelle parole di una meravigliosa sorella femminista che lo conosceva “aveva l’aspetto e l’atteggiamento di quei nonnini dolcissimi e buoni come il pane, sempre molto gentile ed educato. Più che del passato con lui parlavo sempre dell’importanza dell’antifascismo oggi. Lui, come molti altri, riteneva importantissimo andare nelle scuole a raccontare cosa erano stati il fascismo, la guerra e la resistenza… La memoria, per non dimenticare ciò che é stato, affinché il nazifascismo e tutto quello che ne è conseguito non possa più esistere. La loro paura é l’oblio, la rimozione dalla memoria storica e collettiva, non tanto per quello che hanno fatto loro ma appunto per quello che “é stato” e la consapevolezza che purtroppo il fascismo non è affatto morto e che quindi l’antifascismo debba essere una pratica militante quotidiana. Lui e gli altri della sezione ci dicevano sempre che ora toccava a noi, che avremmo dovuto continuare la loro lotta e noi ovviamente gliel’abbiamo promesso, perché é quello che riteniamo giusto e doveroso fare, é quello che abbiamo sempre fatto e faremo sempre e sopratutto sarebbe impensabile non fare.”

Alla luce di questa preziosa testimonianza ripenso alle parole di qualcun* di quell* che in questi giorni ci hanno dato delle “pazze”, poiché ancora parliamo di Resistenza, e di Partigiani. Saremmo dunque pazze a dar credito alle parole ascoltate, spesso in prima persona, da persone eroiche che nel proferirle ci hanno chiesto di non dimenticare? Noi non dimenticheremo, è una promessa, e rivendicheremo sempre con orgoglio il nostro sentirci nel profondo del cuore partigian*: poiché lottiamo con tutte le nostre forze contro il fascismo, quello che vediamo a briglia sciolta prendere piede nel nostro paese, come quello che ognun* di noi si porta dentro – risultato di un’immersione continua e costante in un contesto sociale, politico e culturale (!) che stimola e favorisce l’odio per coloro che osano mettere in discussione la norma – o che semplicemente, chiedendo pari diritti per tutt*, di fatto andrebbero a ledere il privilegio di pochi – che dà un prezzo a tutto e relega la solidarietà a passatempo per idioti.

Addio Lino, e grazie!

Via: Femminismo a Sud


Corpo Meccanico

Posted: gennaio 2nd, 2012 | Author: | Filed under: Piccole gioie, Spizzichi e bocconi | Tags: , | No Comments »


Foto di Francis Miller – Helen’s New Limbs, 1962

Via: Lilliputrid – a virtual journal of peculiar imagery.