La pelle parlante - Arianna Page Russell e la dermatografia

La pelle di Arianna Page Russell, artista e tatuaggiatrice statunitense, e' affetta da dermatografia, una condizione in cui il sistema immunitario di una persona e' ipersensibile e rilascia, attraverso di essa, una quantita' eccessiva di istamina causando la dilatazione dei capillari e facendo apparire in rilievo, per circa mezz'ora, segni leggermente marcati in precedenza. Arianna utilizza questa particolarita' del suo corpo per disegnare segni e parole sulla sua pelle che appaiono solo per poco tempo per poi sparire.
Due appuntamenti: a Firenze (assemblea di donne contro la violenza patriarcale + Ti do' i miei occhi) e a Torino (American Eununchs)
Due appuntamenti al volo per la giornata di oggi.
Se siete a Firenze fate un salto presso IREOS, via de’serragli 3, che alle ore 19 ospita un cineforum con “Ti dò i miei occhi” (Spagna, 2004 - regia di Iciar Bollan) per poi proseguire con un'assemblea aperta di donne contro la violenza patriarcale. Maggiori Informazioni.
Di tutt'altro tipo l'appuntamento che vi segnalo a Torino, alle ore 21.30 presso il Documè Cineteatro Baretti (Via Baretti 4): un documentario praticamente introvabile e apparentemente molto interessante del regista Gian Claudio Guiducci dal titolo American Eunuchs.

Il documentario ci rivela il surreale, bizzarro e allo stesso tempo tragico mondo degli eunuchi nell'America contemporanea. Ogni anno negli Stati Uniti centinaia di uomini decidono di farsi castrare e reinventano la propria sessualità per ragioni diverse dal cambio di sesso. Chi sono?
Quali sono le loro motivazioni? È legale? È giusto concedere loro il diritto di scegliere liberamente un'operazione così drastica e irreversibile? Per rispondere a queste domande American Eunuchs presenta vari personaggi chiave. A Filadelfia troviamo il dottor Felix Spector, un medico di 84 anni che in un ambiente semi legale, senza porsi (e porre) troppe domande ha castrato una media di 3 - 4 pazienti alla settimana tra il 1998 e il 2001. Vedremo il dottor Spector operare George, un parrucchiere per cani sposato con figli, che si racconterà in vari momenti cruciali nel tentativo di farci comprendere le sue motivazioni e l'impatto dell'operazione sulla sua vita quotidiana.
"Gelding" (letteralmente "cavallo castrato") eunuco e guru della comunità dei castrati, racconterà la sua storia e dimostrerà una varietà di tecniche e di strumenti usati per castrare sia animali che uomini, durante una lucida e a tratti agghiacciante conversazione ai bordi della piscina nella sua casa in Florida. La seconda parte di American Eunuchs accompagnerà lo spettatore nel cuore dell'America. A Joplin, nello stato del Missouri, Jack, un cosiddetto "cutter", spiega le ragioni che lo spingono a rischiare parecchi anni di carcere per eseguire castrazioni illegali (e varie modificazioni estreme del corpo) nelle camere dei motel. Il documentario raggiunge il suo climax con Michael, uno dei pazienti/vittime di Jack. La sua triste e commovente storia solleva numerose domande e forza lo spettatore a riflettere sulla società, il sistema medico e l'infinita complessità della sessualità umana.
*dati tecnici*
Italia/U.S.A. - 2003 - 80 Min. - produzione Gian Claudio Guiducci e Franco Sacchi
IV Giornata mondiale contro l'omofobia - 17 maggio 2008

Homophobia - Chumbawamba
Up behind the bus-stop in the toilets off the street
There are traces of a killing on the floor beneath your feet
Mixed up with the piss and beer are bloodstains on the floor
From the boy who got his head kicked in a night or two before
Homophobia
The worst disease
You cant love who you want to love in times like these
In the pubs, clubs and burgerbars breeding pens for pigs
Alcohol, testosterons and ignorance and fist
Packs of hunting animals roam across the town
They find an easy victim and they punch him to the ground
Homophobia
The worst disease
You cant love who you want to love in times like these
The siren of the ambulance the deadpan of the cops
Chalk to mark the outline where the boy first dropped
Beware the holy trinity - church and state and law
For every death the virus gets more deadly then before
Homophobia
The worst disease
You cant love who you want to love in times like these
Nunca me han besado - Sado sado
Con Juan Sastre, Bru Soler,Alexis Partyman, Alexis Carrington, Elisa Martínez, Chucky, Ana Elena Pena y Julio Iglesias. Dirigido por Rafriki y Fran EgeaScaricabile da emule all'indirizzo
ed2k://|file|Ana Elena Pena - Nunca me han be sado.mp3|3439553|A258C4448C32F359FCBFC6DDA97C35D3|/(via otomano)
5x1000 dichiarazione dei redditi 2008

Giusto un rapido promemoria per chi non sa ancora come destinare il 5x1000 della dichiarazione dei redditi.
Destinare la quota del 5x1000 ad una associazione di vostra scelta non comporta nessuna maggiore tassazione per voi e destina parte della vostra dichiarazione dei redditi direttamente all'associazione scelta anziche' allo stato. Per destinare tale quota e' sufficiente mettere la propria firma nel primo riquadro destinato al 5x1000 del vostro CUD, 730 o UNICO PERSONE FISICHE corrispondente a "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute" e inserire il codice fiscale dell'associazione prescelta
Di seguito alcune realta' che voglio segnalarvi
- Supporto Legale (www.supportolegale.org) - codice fiscale: 08405940019 - destinatario: Associazione Culturale dei Ciompi.
- MIT (Movimento Identità Transessuale (www.mit-italia.it) - codice fiscale: 92030980376 - destinatario: MIT (Movimento Identità Transessuale) ONLUS - Via Polese 15, 40122 Bologna
- Circolo GLBT Maurice di Torino (www.mauriceglbt) - codice fiscale: 97531180012
Nicola è ognuno di noi - Sabato 17 maggio - Manifestazione a Verona
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Maria Ornella Serpa
Maria Ornella Serpa (articolo apparso su Liberazione del 24 marzo 2007, un commento al caso Sircana)
Leggendo pour cause l'ennesimo episodio di "Chi va con i trans",
tratto dal voluminoso "I media in Italia - limiti ed aspirazioni",
non posso fare a meno di sorridere. Per un po' di giorni l'informazione
in Italia alzerà l'audience, ho pensato; ma non so proprio se
auspicarlo.
A parte gli scherzi, ho appreso con piacere che il signor Sircana usa
la propria intelligenza anche per dare respiro alla propria joie de
vivre . Certo, capisco il contesto: il "buon costume", la famiglia,
il vicinato, insomma la "normalità" dalla quale poi si scappa sempre,
ma credo che tutto questo possa essere superato in maniera
intelligente e indolore: basta non vergognarsi.
Parlo per esperienza personale. Nata maschio, formatami da donna, ho
scelto il genere e il sesso femminile come un'esperienza sentita sia
sul piano personale che su quello politico. Il percorso di
transizione in sé, nonostante la sua complessità, è stato (per
fortuna) indolore e totalmente divertente, istruttivo e formativo. La
mia identità femminile, fortemente desiderata, mi ha dato quella
marcia in più per affrontare la vita con un pizzico di ironica
intelligenza e tanta, ma tanta, joie de vivre , anche per me.
Trappole nel percorso di transizione? Tantissime; superate però
determinatamente fino alla meta e tributando la prevedibile dose di
sofferenza alla società "normale" che "naturalmente" cerca di
"normalizzarci" ricorrendo anche alla violenza, talvolta esiziale. La
difficoltà maggiore l'ho incontrata nell'affrontare il senso di
vergogna, di esclusione; ma, una volta capito che si trattava di
convenzioni e non di altro, sono andata oltre non sentendo neanche il
bisogno di colpevolizzare o gettare fango su alcun@. La mia
intelligenza, fonte di primaria accoglienza, mi ha aiutata a capire,
grazie anche ad una non comune cultura, che, ad esempio, il contesto
che pretendeva di discriminarmi è essenzialmente un'asfissiante trama
di potere e sottomissione travestito (il contesto sì) da illusioni,
più o meno ottiche, che obnubilano mente e corpo. Non ho ceduto alla
lusinga e neanche alle minacce né alle violenze, che ho comunque
dovuto subire come tributo alla "normalità". Ho proceduto
incessantemente.
Non mi sono mai sentita discriminata; me lo hanno fatto credere
perché fa parte del gioco di "normalizzazione". E questo ha
comportato sicuramente degli sbalzi nella mia esperienza perché mi
sentivo debole, impotente di fronte alla consapevolezza di non essere
suscettibile di inclusione sociale in un sistema che, poi ho capito,
si pretendeva forte e "giusto". Ho deciso quindi di intravedere cosa
non funzionava ed ho scoperto che il sistema non discrimina ma
resiste, causa la sua debolezza, a tutto ciò che può turbare i suoi
deboli equilibri sostenuti, infatti, dalla violenza. Esso si basa in
effetti essenzialmente sul rapporto di forza e sottomissione (del
femminile al maschile, ad esempio, o del debole al forte). Il
maschile, l'eterosessualità, l'amore eterno, la famiglia e
quant'altro non sono che le esiziali lusinghe di una società che si
pretende "regolare" ma poi risulta praticamente ipocrita e perversa,
oltre che degna madre di guerre, stupri, schiavitù e quant'altro; un
sistema sostenuto da una trama di personaggi, più o meno ameni, che
elucubrano regole, istituti e sistemi che soffocano ogni istinto alla
vita.
Eureka!
Basta usare la testa ed un minimo di coraggio e tutto si risolve. Se
la nostra esistenza è fatta essenzialmente di cultura posso provare
anche io ad elaborare la mia, ma sulla base del mio desiderio.
Dando un'occhiata in giro ho visto diverse cose ed ho fatto anche
diverse esperienze; finché mi sono resa conto che ciò che viene
demonizzato è spesso fonte di libertà, autostima, responsabilità e
permette di dare un senso alla propria esistenza. Ho deciso quindi
non di piacere agli altri, ma di piacermi; ho affinato anche ciò che
la natura mi ha dato: talento intellettuale, allegria, curiosità e
senso della misura e ho iniziato infine il mio viaggio nella mia vita.
Tra le varie insidie del sistema c'è il problema economico. Di che
vivere?
Il sistema, come tutte le umane cose, non è perfetto e spesso si
contraddice lasciando spazi vitali che sarebbe da sciocchi non
occupare. La prostituzione, dipinta malissimo, se fatta con
accortezza, gusto ed un pizzico di gioia può risultare, come nel mio
caso, un'ottima soluzione al problema del lavoro, spacciato come base
garantita della dignità dei soggetti ma praticamente fonte di ricatto
perenne e tutt'altro che satisfattivo.
Rapporto con gli altri? Io scelgo chi frequentare e, insieme,
scegliamo come rapportarci vicendevolmente sulla base della comune
voglia di stare assieme. Nessuna regola invasiva della libertà altrui.
Rivendicazioni? Una: viviamoci per ciò che siamo, ottimi nei desideri
pessimi nell'avidità.













