Maria Ornella Serpa

Maria Ornella Serpa (articolo apparso su Liberazione del 24 marzo 2007, un commento al caso Sircana)

Leggendo pour cause l'ennesimo episodio di "Chi va con i trans",   tratto dal voluminoso "I media in Italia - limiti ed aspirazioni",   non posso fare a meno di sorridere. Per un po' di giorni l'informazione in Italia alzerà l'audience, ho pensato; ma non so proprio se   auspicarlo.

A parte gli scherzi, ho appreso con piacere che il signor Sircana usa   la propria intelligenza anche per dare respiro alla propria joie de   vivre . Certo, capisco il contesto: il "buon costume", la famiglia,   il vicinato, insomma la "normalità" dalla quale poi si scappa sempre,   ma credo che tutto questo possa essere superato in maniera   intelligente e indolore: basta non vergognarsi.

Parlo per esperienza personale. Nata maschio, formatami da donna, ho   scelto il genere e il sesso femminile come un'esperienza sentita sia   sul piano personale che su quello politico. Il percorso di   transizione in sé, nonostante la sua complessità, è stato (per   fortuna) indolore e totalmente divertente, istruttivo e formativo. La   mia identità femminile, fortemente desiderata, mi ha dato quella   marcia in più per affrontare la vita con un pizzico di ironica   intelligenza e tanta, ma tanta, joie de vivre , anche per me.

Trappole nel percorso di transizione? Tantissime; superate però   determinatamente fino alla meta e tributando la prevedibile dose di   sofferenza alla società "normale" che "naturalmente" cerca di   "normalizzarci" ricorrendo anche alla violenza, talvolta esiziale. La   difficoltà maggiore l'ho incontrata nell'affrontare il senso di   vergogna, di esclusione; ma, una volta capito che si trattava di   convenzioni e non di altro, sono andata oltre non sentendo neanche il   bisogno di colpevolizzare o gettare fango su alcun@. La mia   intelligenza, fonte di primaria accoglienza, mi ha aiutata a capire,   grazie anche ad una non comune cultura, che, ad esempio, il contesto   che pretendeva di discriminarmi è essenzialmente un'asfissiante trama   di potere e sottomissione travestito (il contesto sì) da illusioni,   più o meno ottiche, che obnubilano mente e corpo. Non ho ceduto alla   lusinga e neanche alle minacce né alle violenze, che ho comunque   dovuto subire come tributo alla "normalità". Ho proceduto   incessantemente.

Non mi sono mai sentita discriminata; me lo hanno fatto credere   perché fa parte del gioco di "normalizzazione". E questo ha   comportato sicuramente degli sbalzi nella mia esperienza perché mi   sentivo debole, impotente di fronte alla consapevolezza di non essere   suscettibile di inclusione sociale in un sistema che, poi ho capito,   si pretendeva forte e "giusto". Ho deciso quindi di intravedere cosa   non funzionava ed ho scoperto che il sistema non discrimina ma   resiste, causa la sua debolezza, a tutto ciò che può turbare i suoi   deboli equilibri sostenuti, infatti, dalla violenza. Esso si basa in   effetti essenzialmente sul rapporto di forza e sottomissione (del   femminile al maschile, ad esempio, o del debole al forte). Il   maschile, l'eterosessualità, l'amore eterno, la famiglia e   quant'altro non sono che le esiziali lusinghe di una società che si   pretende "regolare" ma poi risulta praticamente ipocrita e perversa,   oltre che degna madre di guerre, stupri, schiavitù e quant'altro; un   sistema sostenuto da una trama di personaggi, più o meno ameni, che   elucubrano regole, istituti e sistemi che soffocano ogni istinto alla   vita.

Eureka!

Basta usare la testa ed un minimo di coraggio e tutto si risolve. Se   la nostra esistenza è fatta essenzialmente di cultura posso provare   anche io ad elaborare la mia, ma sulla base del mio desiderio. Dando un'occhiata in giro ho visto diverse cose ed ho fatto anche   diverse esperienze; finché mi sono resa conto che ciò che viene   demonizzato è spesso fonte di libertà, autostima, responsabilità e   permette di dare un senso alla propria esistenza. Ho deciso quindi   non di piacere agli altri, ma di piacermi; ho affinato anche ciò che   la natura mi ha dato: talento intellettuale, allegria, curiosità e   senso della misura e ho iniziato infine il mio viaggio nella mia vita.

Tra le varie insidie del sistema c'è il problema economico. Di che   vivere? Il sistema, come tutte le umane cose, non è perfetto e spesso si   contraddice lasciando spazi vitali che sarebbe da sciocchi non   occupare. La prostituzione, dipinta malissimo, se fatta con   accortezza, gusto ed un pizzico di gioia può risultare, come nel mio   caso, un'ottima soluzione al problema del lavoro, spacciato come base   garantita della dignità dei soggetti ma praticamente fonte di ricatto   perenne e tutt'altro che satisfattivo.

Rapporto con gli altri? Io scelgo chi frequentare e, insieme,   scegliamo come rapportarci vicendevolmente sulla base della comune   voglia di stare assieme. Nessuna regola invasiva della libertà altrui. Rivendicazioni? Una: viviamoci per ciò che siamo, ottimi nei desideri   pessimi nell'avidità.