Vera e Libera Arduino, partigiane

Una folla di uomini, di donne, di ragazzi e' radunata dinanzi al Cimitero generale. Si vuole rendere l'estremo saluto ai feretri di Vera e Libera Arduino, assassinate dai nazifascisti. Molti fiori. Le donne vengono con degli evidenti simboli comuni: mazzi di fiori, corone con scritte, tutte con qualcosa di rosso. Alle nove e un quarto, invece dei feretri arrivano tre camion, a una velocita' tale che pare non si debbano fermare: invece si bloccano i freni davanti alla porta e dalle macchine saltano a terra agenti armati di mitra, in borghese. Sparano dei colpi in aria, ed intimano alla folla di rimanere ferma. Qualcuno fugge nell'interno del cimitero, i piu' vengono bloccati dai mitra degli sbirri, vengono perquisiti i chioschi, le baracche delle fioraie, la chiesa, molti campi del cimitero.
Separati gli uomini dalle donne, viene caricato un primo camion di uomini, il camion parte, gli uomini presi sono calmi e sorridenti e vengono salutati da tutta la folla. Una donna manifesta ad alta voce lo sdegno di tutte. Intanto gli sbirri continuano a "selezionare". Ma la loro faccia di galeotti, il sudore che gronda dalla fronte, i loro ordini urlati non impressionano molto. Il popolo non ha paura perche' si sente forte, si sente solidale: la paura si legge invece sui volti di questa gentaglia armata di mitra che sfoga il suo livore sui fiori, sui nastri tricolori, sulle donne inermi e sui ragazzi. E tra le donne, una giovane ha un atteggiamento magnifico. Si frappone tra lo sbirro e la donna presa di mira, e con parole di fuoco bolla l'infamia fascista. Di fronte a tanto coraggio quasi inaudito di una ragazza che urla il suo disprezzo e il suo odio alla repubblica, al fascismo, e lo urla sul viso di un repubblichino armato, lo stesso agente rimane sbalordito e lascia la preda.
Le donne mantengono quasi tutte un contegno assai calmo. Qualcuna, gettata contro il muoro violentemente, mani in alto, stringe ancora il suo mazzo di fiori e non lo lascia per nessun motivo. All'arrivo dei feretri si vuole accogliere in ginocchio Vera e Libera, eroine cadute nelal lotta.
I fascisti arrivano e caricano i dimostranti e li portano nella lugubre caserma di via Asti. Interrogatori, pressioni, non demoralizzano ne' uomini ne' donne. Nelle fabbriche la notizia del nuovo sopruso indigna e mette in movimento i lavoratori. Molte officine sospendono il lavoro il giorno stesso per protesta.
Nel silenzio risuonano i nomi di Vera e Libera Arduino, scolpiti per sempre nel cuore di colore che amano la liberta'.
"La difesa della lavoratrice", giornale clandestino, 17 marzo 1945, Torino
(Continua)
Inviato da
porno
(Libri e racconti)
::
Commenti
(4) ::
Permalink ::
Trackback (0) :: Bookmarka su Lilith :: letto 764 volte ::

